"La violenza non si giustifica. Non si minimizza. Non si capovolge" - scrive la Meloni su X a proposito delle dichiarazioni di Francesca Albanese dopo l'aggressione a La Stampa. Ma la Albanese non ha giustificato, non minimizzato, né capovolto. Cosa è dunque successo? Si è, ancora una volta, identificato il "capire" con il "giustificare". Due concetti che non hanno alcuna attinenza. Capire, ricercare le cause o le conseguenze di un evento, è un esercizio fondamentale per essere cittadini coscienti e responsabili. Ma oggi chi ad es. cerca le cause della guerra in Ucraina o dello sterminio di Gaza diventa subito un filo-putiniano e un filo-israeliano. Eppure capire le cause di una guerra non vuole dire giustificarla.
Ma se parliamo di stampa vale la pena ricordare quello che disse papa Francesco dopo l'attacco terroristico a Charlie Hebdo: "Se un amico, dice una parolaccia contro la mia mamma, lo aspetta un pugno! Ma è normale!". Francesco voleva forse giustificare il terrorismo? Evidentemente no, ma fare presente che quel giornale ha offeso una religione, certamente si.
Arriviamo dunque al monito della Albanese: un monito per la Treccani è un "richiamo al dovere e alle proprie responsabilità". L'informazione in Italia è molto spesso tendenziosa e non aiuta i cittadini a capire il mondo che ci circonda finendo così per esacerbare gli animi. E questo è certamente pericoloso se si considera l'aumento della violenza e dell'intolleranza.
Per tagliare fuori le masse dal capire i fatti un tempo si bloccava l'accesso all'istruzione; oggi invece si cerca di inibire la comprensione spacciandola per giustificazione di un atto grave. Ma le bugie, come si dice, hanno le gambe corte.
Agostino Roncallo
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