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Diversità è ricchezza, la comunità srilankese si racconta al Festival delle Lingue dell’Orientale

È la più numerosa a Napoli. Una mostra in via Duomo visitabile fino al 3 ottobre ne esalta sfumature e identità. E la rassegna mostra il ruolo ancora decisivo delle lingue e dei dialetti

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26 Settembre 2025Aggiornato alle 22:35 2 minuti di lettura

 

La ricchezza è nella diversità e nel multiculturalismo. Di più: nelle lingue e nei dialetti, che sopravvivono all’era della globalizzazione e, naturalmente, dell’intelligenza artificiale. E la ricchezza è anche nei volti degli srilankesi che vivono Napoli, ispirando l’obiettivo del fotografo Valerio Muto: i suoi scatti ritraggono gli immigrati della comunità di immigrati più consistente in città, molto presente nei quartieri Stella, Avvocata e Montecalvario e impreziosiscono – insieme a quelli di Mariano Cinque, - la mostra “Napoli oltre Napoli”, esposta fino al 3 ottobre negli spazi del Palazzo Santa Maria Porta Coeli di via Duomo, con la curatela dei due autori, di Valeria Caruso e Marta Maffia.

La mostra è inserita nell'ambito del Festival delle Lingue 2025 dell’università di Napoli "L’Orientale": il fil rouge è sintetizzato nel titolo (“Identità plurime. Oltre gli stereotipi”) e si pone, sintetizza Johanna Monti, docente ordinaria e delegata di Terza Missione presso L'Orientale, “come un’occasione di incontro, dialogo e riflessione sui legami tra le lingue e le culture del mondo, intesi come leve capaci di superare barriere, promuovere l’inclusione e valorizzare la diversità".

 

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A cominciare da quella che si annida nel tessuto sociale di una metropoli da sempre votata all'accoglieza: la comunità srilankese, presente ma non sempre visibile agli occhi di molti, è un mondo ricco di sfumature, resistenza e bellezza. Con 14.819 presenze, è la più numerosa nel comune di Napoli: rappresenta il 25,5% sul totale della popolazione straniera. E la mostra parte da una parola, “Ayubowan”, un saluto tradizionale singalese che significa “che tu possa vivere a lungo”: una parola che racchiude un augurio profondo di benvenuto e benessere, spesso accompagnata da un gesto di rispetto, simile a un inchino, con le mani giunte davanti al cuore.

Il festival (programma completo su www.unior.it) abbraccia anche conferenze, tavole rotonde, workshop, performance culturali e laboratori interdisciplinari rivolti a un pubblico ampio: non manca un focus su lingue, culture e società dell’Africa, un percorso alla scoperta della complessità linguistica e socioculturale del continente africano. Il Festival, realizzato con il contributo del progetto S.T.R.E.E.T.S., finanziato dalla Commissione Europea per la Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori e del Centro PLEIADI attraverso la sezione Lingue e Linguaggi (CLAOR), è il risultato dell’impegno collettivo di docenti, ricercatrici e ricercatori dei tre dipartimenti dell’Ateneo, del personale tecnico-amministrativo e delle studentesse e degli studenti dell’Ateneo.

 

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E sempre nell’ambito del progetto S.T.R.E.E.T.S. l’Orientale propone venerdì 26 settembre iniziative anche a Frigento, in Irpinia, dedicate sia alle scuole che al pubblico con interventi sul contributo dei ricercatori e delle ricercatrici allo sviluppo delle aree interne e con il concerto “Thalassa. Le vie del mare” una rielaborazione in chiave moderna dei “meme” melodici e ritmici del Mediterraneo con gli arrangiamenti degli studenti della classe di Composizione Jazz diretta dal maestro Marco Sannini del Conservatorio San Pietro a Majella.