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La proposta divisiva di Orban

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mcc43 @mcc43 · Jun 30, 2021

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,da Limes  LA RISPOSTA DI ORBÁN [di Mirko Mussetti]

Il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orbán ha fatto pubblicare su testate straniere di stampo conservatore (o ultranazionalista) una proposta di Europa articolata in sette punti.

Perché conta: L’iniziativa di marketing politico avviene al termine di una settimana che ha visto il premier magiaro assediato dalle cancellerie occidentali e dai media continentali per l’approvazione in Ungheria di una legge considerata omofoba. Il presidente del Consiglio europeo Ursula von der Leyen ha definito la norma «una vergogna», mentre diciassette capi di Stato e di governo (tra cui l’Italia) – senza citare espressamente l’Ungheria – hanno firmato una lettera per ribadire la lotta contro le discriminazioni verso la comunità Lgbt.

L’operazione di “Viktator” è una risposta organica alla gragnola di critiche ricevute anche mediante la visibilità di competizioni sportive. Essa si compone di sei noti cavalli di battaglia e di una proposta inaspettata e divisiva.

Primo, no all'”impero europeo”. Un modo per disconoscere la tecnocrazia europea e colpire la già ridotta autorità di von der Leyen. Una frecciata anche alla rinnovata assertività in sede comunitaria della Germania.

Secondo, immigrazione come mezzo, non come obiettivo in sé. Un tentativo di stringere attorno a sé i partiti europei sensibili ai valori identitari nazionali. 

Terzo, decisioni prese da eletti, non da ong. Un avvertimento agli enti privati finanziati dall’estero, che a Budapest minacciano la solidità del suo governo.

Quarto, priorità alle performance economiche per salvare l’Unione Europea. Una visione utilitaristica dell’acquis communautaire, consono quando ritagliato su misura di Budapest, largamente beneficiaria dei fondi di coesione.

Quinto, protezione dei cittadini dall’immigrazione di massa e dalle pandemie. Un’esortazione a rivedere la pratica europea dei confini aperti, indicando un chiaro responsabile (Ue) dei problemi sociali che attraversano il Vecchio Continente.

Sesto, depotenziamento del parlamento europeo e rivalorizzazione delle assemblee nazionali più rappresentative. Una risposta simmetrica e per nulla velata alle accuse di autoritarismo rivolte al partito Fidesz: il vero deficit di democrazia è in seno alle istituzioni comunitarie.

Settimo, la Serbia deve entrare nell’Unione Europea. Messo per ultimo come una ciliegina sulla torta, è il punto più inaspettato e geopolitico dei sette. Non è solo una risposta alle recenti esternazioni del presidente francese Emmanuel Macron sulla frattura est-ovest. Questa proposta ha il preciso scopo di spaccare il fronte unitario dei diciassette paesi della lettera. Inoltre, intestandosi la causa serba, Budapest cerca di sottrarre l’ex Stato jugoslavo all’influenza tedesca e al crescente appeal romeno, facendo da sponda a Mosca in seno all’Ue con peso negoziale accresciuto. 

Mentre il premier olandese Mark Rutte si spinge a dire che «non c’è più posto per l’Ungheria nell’Ue», il primo ministro ungherese rilancia surrettiziamente il progetto comunitario mediante una nuova espansione. Perché Belgrado dovrebbe essere esclusa dall’Ue se adempie ai requisiti d’accesso? È forse l’Unione Europea un club per ricchi? O semplicemente Bruxelles gradisce uno Stato cuscinetto sulla rotta balcanica dei migranti per non doversi occupare direttamente del fenomeno? 

Domande destinate a non trovare risposta, poiché poste non tramite i canali ufficiali della diplomazia, ma mediante organi di stampa accondiscendenti alle idee del carismatico leader magiaro. Un modo astuto e pratico per accrescere il consenso in un contesto di isolamento internazionale.

Per approfondire: Orbán all’arrembaggio